Pubblicità

Perché facciamo la guerra?

La guerra è un fenomeno sociale estremamente complesso che può essere interpretato da molteplici prospettive. Qui ci occuperermo di capire perché facciamo la guerra dal punto di vista psicologico.

Il tema è molto caldo. Freud, in un carteggio con Einstein, attribuì le ragioni della guerra ai nostri meccanismi di proiezione delle emozioni inconsce e all’innata aggressività umana.

Già allora era però chiaro questo: il bambino riversa il male della madre sugli altri per paura di essere annientato. Ma facciamo chiarezza.

perché facciamo la guerra? psicologia
Civil War (ca. 1870–1871) print“/ CC0 1.0

La relazione madre-bambino

Il bambino crea delle rappresentazioni generali del suo legame con la madre. La relazione madre-bambino è sempre costellata di esperienze positive e negative contemporaneamente. L’importante è che la madre sia pronta a risanare quelle esperienze negative senza negarle.

L’essere umano usa la rimozione come meccanismo di difesa principale. Questa agisce per separare l’emozione che abbiamo provato dalla rappresentazione mentale. Ad esempio, un bambino che viene picchiato dalla madre o dal padre, si spaventa a morte. Per evitare di vivere con la consapevolezza di essere preda di un tiranno, stacca la paura che ha provato dalla rappresentazione del genitore che lo picchia. La rappresentazione diventa inconscia e continua a influenzare la vita del bambino mentre l’emozione che abbiamo provato, viene diffusa a tutto il resto. Abbiamo la sensazione che ci sia un nemico dentro di noi ma non sappiamo più chi è. È il genitore che però abbiamo difeso.

Attraverso l’interpretazione dei sogni è possibile individuare questo tipo di traumi infantili.

La proiezione sul nemico in guerra

Così, di fronte al Covid, alla guerra, alla squadra o al partito politico opposto, troviamo il nemico tanto ricercato e riversiamo su di lui tutta la nostra angoscia.

Quindi, facciamo la guerra solo per le nostre angosce interiori? No, ci sono elementi politici, economici, sociali che ci spingono a fare le guerre ma i nostri stati interiori inconsci le amplificano. Guardiamo l’altro e pensiamo di aver finalmente trovato quel nemico che tanto ci faceva penare dentro di noi.

Proiettiamo sull’altro le angosce che ci hanno turbato da piccoli. Erano paure che l’adoluto di oggi ha provato con i suoi genitori e che non hanno bisogno di essere estese al mondo esterno in misura così vasta.

Alcuni bambini, crescendo, diventano adulti aggressivi che scaricano sugli altri quello che hanno subito da piccoli. Non sono più le deboli vittime del genitore-carnefice ma sono loro stessi i carnefici. Si sono identificati col genitore e hanno voltato le spalle al bambino interiore. Imparare a contattare il bambino interiore è essenziale per dare alle nostre emozioni la giusta scarica e posizionamento nel tempo.

Si dice che durante la guerra c’erano meno nevrosi, non perché le persone non avevano tempo per ammalarsi ma perché il nemico era fuori e non più all’interno.

Il guaio è che non ci identifichiamo mai con chi subisce davvero una guerra. Non sentiamo mai il suo strazio per aver perso casa, famiglia, lavoro e dignità. Se lo facessimo, forse, capiremo il perché facciamo la guerra e che cos’è davvero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *